PORTA GIUSTINIANA e TORRE dell'OROLOGIO

IN BREVE:

Porta medievale sec. XII – XIII con torretta dell’Orologio nella parte superiore.

DESCRIZIONE: NARRAZIONE E MEMORIA

L’ingresso al Castello avviene attraverso questo passaggio che immette direttamente nella principale Piazza (Piazza Marconi). Nell’antichità  veniva chiamata “Porta dei Conti” in omaggio ai Conti Attoni di Matelica che la fecero erigere. Per distinguerla dall’altra situata a Nord del castello (non più esistente) venne anche chiamata “Porta superiore” o “Porta d’ingresso avanti la fontana”. Nel 1862 le fu dato erroneamente il nome di “Porta Giustiniana” che è rimasto fino ad oggi.

Ai sui lati nell’antichità  vi erano due grandi pietre squadrate. Quella di sinistra veniva chiamata “la pietra del Camerlengo” che secondo la tradizione era l’esattore delle tasse del comune di Fabriano.

Nella sua parte esterna sovrastante il recente arco a sesto acuto vi è una lapide di epoca rinascimentale con grafia latina.

Nel lato interno della porta sull’angolo sinistro vi è una pietra squadrata che su un lato porta un’iscrizione in caratteri gotici  “Anno XiX Imperi Justiniani a Belisario Cerretum conditum fuit” a sottolineare l’importanza strategica e difensiva che ebbe il Castello durante la campagna d’Italia di Belisario contro i goti (D.Pilati “Guida turistica della Comunità Montana dell’Esino-Frasassi).

Sull’altro lato, verso la piazza vi è una misteriosa incisione rappresentante una sirena bicaudata,a cui è stata dedicata una scheda di approfondimento propria.

Sono ancora visibili i cardini in ferro battuto degli enormi battenti del portone e la lunga fessura dalla quale, in antichità, vi scendeva una robusta e poderosa saracinesca.

Tutta la struttura è stata edificata in conci di pietra calcarea con la volta interna in laterizi. Le arcate originarie erano a tutto sesto (visibile ancora sul lato della piazza).

In tempi non molto remoti vi fu annessa una torretta nella quale fu sistemato il grande orologio meccanico che le da il nome (Torre dell’orologio).

FONTE PRINCIPALE: Antonio Ciarabalà, storico locale.

DA VEDERE PERCHÈ: