CHIESETTA DI SAN LORENZO
IN BREVE
La Chiesa di San Lorenzo Martire si trova all’interno del Castello, nella parte nord-orientale. Risale al XIII Secolo.
DESCRIZIONE: NARRAZIONE E MEMORIA
La Chiesetta di San Lorenzo Martire si trova nella parte finale di Via San Lorenzo, poco prima di accedere in Piazza Ciccardini. La prima notizia di questa chiesa risale al 1279 nel testamento di un tale Ugolino di Passerello che lasciò un legato alla chiesetta stessa. Fu edificata dalla Famiglia dei Conti Attoni. Successivamente, nel 1573, durante una visita del Vescovo di Camerino, fu trovata in pessime condizioni. Ci fu un approfondito intervento di restauro nel 1860 quando divenne proprietà di Raffaele Vitali. Oggi la chiesetta è di proprietà comunale ed è solitamente chiusa al pubblico.
E’ un piccolo edificio, all’interno molto sobrio con un altare e un crocifisso ligneo del XIX secolo.
FONTE: Sistema museale della Provincia di Ancona “Guida di Cerreto d’Esi. La storia, l’arte, i musei”.
CURIOSITA’ E ANEDDOTI
Un aneddoto curioso riguarda la Chiesa di San Lorenzo. Siamo nel 1300, nel pieno del conflitto tra Papa Giovanni XXII e l’antipapa Nicolò V, che coinvolge l’imperatore Ludovico IV di Baviera, la contrapposizione delle due reti di alleanze sovraregionali, gli schieramenti guelfi e ghibellini. Ludovico di Baviera convocò una assemblea in cui dichiarò deposto papa Giovanni XXII nel 1328. Il passo successivo fu l’elezione di un nuovo pontefice a cui diede il nome di Niccolò.
Il 27 maggio 1328 Papa Niccolò V depose “Jacobus de Caturco” dalla carica pontificia con l’accusa di eresia, ingiungendo a tutti i cristiani di negargli ogni forma di aiuto. Nello stesso mese, con un’altra lettera, privò tutti gli ecclesiastici aderenti al papato avignonese dei benefici, riservandosene la nuova assegnazione. I sostenitori dell’obbedienza di Niccolò erano concentrati soprattutto nelle zone controllate politicamente dal partito ghibellino filoimperiale dell’Italia settentrionale; in Toscana, anche per contrastare l’egemonia di Firenze alleata di Giovanni XXII, trovò consensi a Pisa, Lucca, Pistoia, Volterra, Arezzo e Borgo Sansepolcro. Nel Patrimonio, infine, arrivarono adesioni da Bologna, Città di Castello, Viterbo, Todi, Bagnorea, Camerino, Osimo, Fermo, Urbino, Jesi, Fabriano, Matelica e altri centri minori come Cerreto d’Esi. Nel 1329 il conflitto tra le due obbedienze si fece ancora più aspro. Giovanni XXII mise in atto una campagna sistematica di persecuzione degli aderenti al partito di Niccolò V. Il 15 gennaio del 1329 scrisse al vescovo di Firenze e al rettore della Marca di Ancona, poi al vescovo di Senigallia, al Comune di Siena e alle autorità di molte altre località italiane per ingiungere loro di perseguire e punire i religiosi, mendicanti e appartenenti ad altri ordini, legati al partito dell’antipapa Niccolò V.
L’isolamento di Papa Nicolò V apparve evidente quando nell’aprile del 1329 l’imperatore dovette lasciare Pisa e, nel febbraio seguente, rientrare definitivamente in Germania. Nonostante la protezione in città del conte Bonifacio Novello dei Donoratico, le pressioni di Giovanni XXII si intensificarono. Iniziarono dunque le trattative per la resa definitiva al Papa avignonese. In questo contesto, da come si evince dal libro “L’abbazia di San Vittore delle Chiuse. Antiche pergamene” di Paoli U.- Morosin M, un certo Ventura, rettore di San Lorenzo di Cerreto fu scomunicato per aver giurato fedeltà all’antipapa Nicolò V. La scomunica e le sanzioni furono pesanti. Tuttavia, una volta ripristinato il suo potere, Papa Giovanni XXII si decise a commutare le pene a coloro che dimostrarono pentimento. Si obbligarono i peccatori a nuovo giuramento pubblico, si impartirono penitenze con obbligo di digiuno o pellegrinaggi e opere caritatevoli. Non tutti gli eretici furono perdonati e condonati dalla scomunica. Nel 1322 la vittima più illustre della condanna inflitta da Papa Giovanni XXII fu l’abate di San Vittore, Crescenzio Chiavelli, che fu escluso dall’assoluzione insieme ad un cerretese il “figlio di Lello da Cerreto per metà di Santa Maria di piazza”. Evidentemente la famiglia di tale Lello da Cerreto vantava dei diritti sulla chiesa e altre proprietà e a loro non fu commutata la soluzione rimanendo scomunicati.
FONTE: A.Cola, articolo apparso su L’Azione- Dicembre 2020.
DA VEDERE PERCHÈ:
- E’ una delle chiese del Castello più antiche
- E’ parte del Palazzo Frattola
- Ad essa è legata una curiosa storia di una scomunica