CASTELLO DI CERRETO D'ESI
IN BREVE
Il Castello rappresenta il principale punto di interesse di Cerreto d’Esi. Passeggiando tra i suoi vicoli – senza dislivelli e facilmente percorribili anche con passeggini e sedie a rotelle – si possono ammirare le originali torri, porte, mura, resti del ponte levatoio ma anche case con tracce architettoniche del Quattrocento e Cinquecento. All’interno del Castello e nei dintorni si trovano numerose chiese medievali e rinascimentali, che impreziosiscono ulteriormente l’esperienza di visita.
DESCRIZIONE: NARRAZIONE E MEMORIA
Nel cuore dell’Appennino umbro-marchigiano, dove i fiumi Giano ed Esino si incontrano, sorge il Castello di Cerreto d’Esi: un autentico gioiello storico incastonato tra dolci colline coltivate a cereali e vigneti. Qui si produce il Verdicchio, vino bianco famoso nel mondo, grazie a terreni fertili e ricchi di minerali.
Visitare il castello significa immergersi in un borgo dove il tempo sembra essersi fermato. Le prime notizie sull’insediamento risalgono al 1090, ma le sue origini si fanno risalire, secondo studi recenti, alla fine del VI secolo d.C., in epoca longobarda, nell’ambito del Ducato di Spoleto e Camerino. In passato ha fatto parte del sistema difensivo contro i Bizantini, insieme ad altri fortilizi della regione.
Lo Scevrolini, noto storico locale che nel 1559 scrisse le memorie storiche di Fabriano e dei castelli limitrofi, spinto da erronee valutazioni, colloca la sua origine ai tempi della guerra greco-gotica, quando Belisario, primo generale dell’Imperatore romano d’Oriente Giustiniano, battagliava contro i Goti allora padroni dell’Italia.
Studi recenti basati da numerosi indizi toponomastici, storici ed architettonici suggeriscono che invece il primo nucleo abitativo si possa collocare al tempo della calata dei Longobardi verso la fine del VI secolo d.C. e più precisamente a seguito della fondazione del ducato di Spoleto e Camerino. Esso si integra perfettamente in un sistema difensivo a guardia dei confini nord-orientali minacciati dalla presenza Bizantina con la lega della Pentapoli e dell’Esarcato di Ravenna. Una vera rete di fortilizi a controllo dei valichi montani e delle maggiori vie di comunicazione. Nei primi secoli del basso Medioevo era parte del feudo dei conti Ottoni di Matelica. Conteso insieme ad altri castelli limitrofi, dopo alterne vicende militari e politiche, nel 1211 passò definitivamente sotto il controllo della Comunità di Fabriano, fino a diventare poi Comune autonomo nel 1808.
Nel corso del Medioevo, il castello subì numerosi interventi per rafforzarne le difese e migliorarne la viabilità e l’abitabilità nelle epoche successive.
L’alto medioevo fu l’età nella quale ebbe origine il primo nucleo abitativo.
Architettura e testimonianze storiche
Il Castello conserva la planimetria originaria che richiama quella di un castro romano. All’interno del Castello si trovano:
- Mura e porte d’accesso (tra cui l’imponente Porta Giustiniana);
- Torri difensive, tra cui spicca la Torre Belisario e sul lato opposto il Torrione dell’Agostino;
- Resti del ponte levatoio;
- Case storiche con elementi architettonici risalenti al Quattrocento e Cinquecento;
- Chiese, testimoni della vita religiosa e civile della comunità, costruite in conci di pietra calcarea locale e mattoni
FONTE: Testo redatto dallo storico locale Antonio Ciarabalà
Accessibilità
Il Castello è interamente percorribile a piedi, non presenta scalini o barriere architettoniche significative. È accessibile anche con:
- Passeggini e sedie a rotelle;
- Veicoli, solo dalla Rampa Mirasole;
- Parcheggi per disabili in Piazza Marconi e presso la Chiesa della Collegiata
Eventi ricorrenti
Il principale evento che si tiene a Cerreto d’Esi è la festa dell’Uva, che si avvia verso la 90esima edizione: si tratta di una delle più antiche feste dell’uva delle Marche che rimarca in modo inequivocabile l’antica tradizione vitivinicola del territorio. Si svolge ogni anno intorno la metà di settembre, nell’arco di quattro giornate. Tipicamente la giornata conclusiva vede concerti, musica e la tradizionale sfilata dei carri.
Dal 2023 la festa ha inoltre un evento eccezionale: la corsa delle botti che nasce dall’idea di far conoscere il progetto relativo alla candidatura a patrimonio UNESCO del paesaggio vitivinicolo della Sinclinale Camerte, terra del Verdicchio, che coinvolge otto comuni quali Fabriano – Cerreto d’Esi – Matelica- Esanatoglia- Pioraco- Gagliole – Castelraimondo – Camerino. Ogni Comune partecipa alla spettacolare corsa con una propria squadra che sfiderà le altre nella spinta di una botte da 500 litri, lungo un tracciato fuori le mura.
Fino a qualche anno fa era possibile mangiare nelle tradizionali cantine allestite all’interno del Castello. Attualmente, per ragioni di sicurezza, le cantine vengono organizzate dalle Associazioni cittadine lungo le mura, fuori il Castello. Nonostante il cambio location continuano ad offrire i piatti tipici della cucina locale come le penciarelle, le ciambelline dolci solo per fare alcuni esempi, e l’immancabile Verdicchio).
Qui un video della sfilata dei carri del 1933: https://patrimonio.archivioluce.com/luce-web/detail/IL5000010627/2/-3223.html&jsonVal=
Un altro evento che si tiene ogni anno all’interno del Castello è la processione del corpus domini con la partecipazione delle confraternite religiose nei loro caratteristici paramenti tradizionali. Per l’occasione, le donne del Paese tappezzano i vicoli di fiori di stagione profumati.
Il cammino dei Cappuccini
Il cammino dei Cappuccini attraversa il Castello consentendo ai pellegrini di cogliere alcuni degli scorci più belli di questo luogo. Si tratta della tappa che parte da Fabriano ed arriva a Poggio San Romualdo, passando per l’Eremo dell’Acquarella, in cui nel 1529 si ritrovarono i Cappuccini a celebrare il primo capitolo dell’Ordine.
E’ possibile sostare a Cerreto d’Esi per spezzare questa tappa impegnativa con i suoi 900 metri di dislivello e oltre 24 chilometri totali.
Per i pellegrini che arrivano da Fabriano la vista del Castello dalle colline di fronte offre un primo scorcio suggestivo. Il tracciato consente l’avvicinamento al Castello dalle scalette lungo Via della Repubblica che conducono, svoltando a destra, direttamente in Piazza San Rocco dove è possibile visitare la Chiesa Collegiata che al suo interno custodisce il prezioso crocifisso ligneo di Fra Paolo da Chioggia, figura importante che si unì a Matteo da Bascio nella fondazione dell’Ordine dei Cappuccini.
Visitata la Chiesa si percorre Via Francesco Morea, che conduce direttamente in Piazza Marconi. Qui, prima di lasciare il Castello, è possibile ammirare la Fontana dei Delfini, la raccolta di opere d’arte all’interno del Museo Farmacia, la Torre Belisario, il Palazzo del Municipio, la Chiesa di Santa Maria della Porta e la Chiesetta dell’Annunziata. Per chi deve rimettersi in cammino, è possibile lasciare il Castello attraversando l’arco della Porta Giustiniana, per fermarsi sul ponte levatoio, ammirare l’anfiteatro per poi proseguire in direzione Eremo dell’Acquarella.
DA VEDERE PERCHÈ:
- Un castello autentico: ha conservato molto della struttura urbanistica originaria, che richiama quella di un castro romano.
- Un’esperienza immersiva per chi ama l'arte e l'architettura storica: da non perdere la maestosa Torre Belisario, simbolo del borgo, e la cinta muraria in pietra calcarea, perfettamente integrata nel paesaggio, il fossato e il ponte levatoio e tantissimo altro! Un vero museo a cielo aperto, dove ogni pietra custodisce un racconto.
- Perfetto per famiglie, un borgo sicuro e a misura di bambino: Il centro storico è davvero poco trafficato e completamente percorribile a piedi e con passeggini: i bambini possono giocare in libertà tra i vicoli, senza pericoli o dislivelli. Un luogo ideale per le famiglie che cercano una visita rilassata, tra storia, natura e spazi sicuri dove i più piccoli possono divertirsi ed imparare in autonomia.